This text is a translated part from a statement issued by the Croce Nera Anarchica and the Gruppo Anarchico per l’Azione Diretta Globale on dec. 25th. Wednesday, december 19th : 2 guys are arrested in the area of the « banca di Bologna » and are accused of planning a robbery. They are arrested while driving 2 bikes and allegedly had latex gloves, knives and tights on them. Their names are Carlo Tesseri and Horst Fantazzini. A few hours later, the cops searched their houses and confiscated books, magazines, flyers, stickers as well as a computer, agendas, mail and money. After 32 years of prison, Horst had since a few months been in partial release (until 2019) and Carlo had been freed in july after 7 years of prison. The same day the public prosecutor from Bologna confirmed their arrest. The two used their right to refuse to declare anything. December 24th : Horst is found dead in the prison of Dozza. The official explanation is that he died of a heartattack while under his shower. But then what the fuck is the reason for this heartattack ? Who stopped his heart ? His children noticed he had several bruises on his body. The only thing we are sure of is that this is another state murder that striked an anarchist who intended to live free, to struggle against any kind of authority and against the prisons in which he spent half of his life. The death of Horst in prison has been planned for long. His sentence was supposed to end in 2019. He already has been seriously wounded by prison guards when he tried to escape earlier. On dec. 24th our comrade died while in their hands, locked in the cage of the state. We consider as particulary responsible for this death the public prosecutors from Bologna, Orso and Pescatore, but also the Dozza prison director and the whole staff working within its walls. Murderers, we are not gonna forget you ! Our thought go to Carlo, also locked in this same prison, old friend and comrade of Horst, to whom the visit from family members was denied. His girlfriend asked for a visit of urgency, and was denied this right. One director said that Horst’s death was not important enough to let her visit Carlo. Let’s stay in solidarity with Carlo in this difficult period, let’s remind him that he is not alone. Freedom for all ! Burn all prisons ! Prison address : C. Dozza, via del Gomito, 40136 Bologna Statement from Croce Nera Anarchica and Gruppo Anarchico per l’Azione Diretta Globale from dec. 27th. Dying in prison. Everytime a human being dies behind bars, the state commits a murder, because prison kills, and all those who, in one way or another, support this institution of pain and death are murderers. Prison kills, hour after hour, month after month, year after year. Horst, who spent at least 32 years in prison, has been literally slaughtered. This is the only certainty we have and this is the only truth no doctors would write in his report : killed by prison, state murder !! We think with love and rage about the comrade and friend Horst Fantazzini, and we swear him that his life full of revolt has not been lived in vain. Last minute (dec. 29th) A gathering in solidarity with Carlo Tesseri has been called. About 80 people are gathering in front of the prison of Dozza and they will go to Horst Fantazzini’s funeral later. new statement from father of carlo guiliani Caro Direttore, leggo sull’Unità del 31 dicembre scorso, nei paginoni dedicati ai fatti del 2001, “Intorno alle 18 un giovane contestatore, Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere mentre partecipa all’aggressione a una camionetta rimasta isolata.” Che fatica precisare, puntualizzare, argomentare! Trattandosi dell’Unità, che considero tra i pochi giornali che si possono leggere senza provare un senso di nausea, la fatica è sopportabile. E allora tento di dire la mia, supportata da giorni e giorni di attenta visione e confronti di filmati e di fotografie, tutti resi pubblici per altro, anche se spesso ignorati, volutamente o per ignavia, per censura o per autocensura, che è anche peggio. 1) La camionetta non è affatto isolata. A pochi metri c’è un plotone di carabinieri. Qualche decina di metri più indietro c’è uno schieramento di poliziotti. Nessuno interviene. Solo dopo, quando Carlo è stato straziato dalla camionetta che gli passa sopra due volte. 2) Intorno alla camionetta sono quasi più numerosi i fotografi dei manifestanti, e alcuni di questi se ne disinteressano. 3) Nella scena della tragedia Carlo arriva per ultimo. 4) Raccoglie da terra l’estintore che gli è arrivato tra i piedi. 5) Quando solleva l’estintore e parte il colpo che lo uccide (il primo colpo sparato, e non in aria quindi, ma contro la persona) Carlo si trova a quasi quattro metri dalla camionetta. E’ il momento in cui viene scattata la fotografia da Marco D’Auria per RAINET, foto presente su Internet ( all'indirizzo http://www.7x7.rai.it/online/images/bersagli/foto2.jpg ) e che è il documento più ignorato in assoluto. 6) Carlo ha visto la pistola impugnata da tempo (che provoca già l’allontanamento dei manifestanti) e vuole disarmare il carabiniere. I primi cinque punti sono assolutamente certi e incontrovertibili. Il sesto è la mia verità, che non pretendo sia di altri. Anche se la verità, tutta la verità, va ancora cercata, con pazienza e attenzione. C’è la storia dei bossoli, c’è la testimonianza sul numero degli occupanti la camionetta, i dubbi sullo sparatore. Insomma, materia per un giallo. Ciò che succede in piazza Alimonda va letto anche nel contesto. Sono interpretazioni, certo. Quanto siano verità non credo sia difficile provarlo. Genova vive il 19 una manifestazione, quella dei migranti, bellissima, coloratissima, gioiosa, piena di umorismo. Ci sono persino gradevolissimi episodi di fraternizzazione fra dimostranti e forze dell’ordine. Immagino che, a sera, qualcuno si sarà domandato a che cosa dovessero servire 18.000 uomini trasferiti, 250 bare fatte arrivare, interi reparti ospedalieri e intere carceri svuotati, gli allestimenti della caserma di Bolzaneto. E il 20 mattina compaiono i “cosiddetti” Black Bloc. Sì, occorre scrivere cosiddetti in corsivo, in grassetto, con le virgolette, in tutti i modi tipografici con i quali si può evidenziarne l’oscena ambiguità. Entrano in azione alle 9 e mezzo del mattino, un gruppo si approvvigiona di sassi, pezzi di asfalto, sbarre della segnaletica in piazza Paolo da Novi, come testimonia Giulietto Chiesa nel suo libro. Tutt’intorno interi reparti di forze dell’ordine che avrebbero potuto circondarli e impacchettarli come si conviene. E invece niente. Si lasciano agire indisturbati. Uno è indotto a pensare che avrebbero fatto comodo. Alla stessa ora il gruppo dirigente di AN, con il vice presidente del consiglio, si trova al forte San Giuliano, centrale operativa, per, così è stato detto, portare solidarietà. Una solidarietà incomprensibile a quell’ora, ma certamente impegnativa, se dura, come è stato detto, fino alle 16 e trenta. Anche sul numero dei “cosiddetti” Black Bloc c’è qualcosa da dire. Prima 300, poi 500, poi mille, poi su su, 5000, 8000, secondo il ministro Scajola, che è rimasto a dormire a Roma, quasi 10000. L’escalation mi ha ricordato quella del ministro Tremonti sul buco di bilancio. Da 10000 miliardi si è arrivati a 65000. Poi non era vero, come è ovvio. Ma serviva, per i media e per i creduloni, per quelli che dimenticano, che si dilettano di incredibili nomination. La considerazione che si può fare e che se i servizi di intelligence non si accorgono di 300 devastatori abituali di città è grave. Se non si accorgono di 10000 sono da mandare tutti a casa senza i benefici dell’articolo 18! Se ne facessi parte, mi sentirei offeso e chiederei i danni. Poi c’è sabato, la sera del sabato, la notte sulla domenica. E’ tutto documentato e non mi soffermo oltre. Resta il problema della memoria, che, come dice Magris, “non è né vendetta né rancore, ma custode di verità e di libertà”. La mia famiglia e gli amici di Carlo sono ovviamente impegnati a tenerla viva. Vorrei che anche voi ci aiutaste a farlo. Con stima Giuliano Giuliani